La tiroide, come confermano gli studi più recenti, è la padrona della nostra salute. E’ confermato il legame tra questa ghiandola e le malattie cardiache, fertilità e umore.

Lunedì 20 maggio si è aperta la settimana mondiale dedicata alla tiroide: gli endocrinologi italiani affiliati alla Società Europea di Endocrinologia hanno deciso di concentrare l’attenzione della popolazione sui controlli e sulle forme sub-cliniche (cioè alterazioni dei valori della tiroide, che possono creare problemi e perciò vanno tenuti sotto controllo).

Il Professor Andrea Giustina, Presidente della Società Europea di Endocrinologia, spiega: “Per monitorare le forme sub-cliniche è necessaria una sensibilità particolare anche perché alcuni (circa il 5%) sono destinati a trasformarsi in ipotiroidismo entro un anno. Sono bandiere rosse che sventolano ma che spesso sono ignorate anche a causa di un dibattito acceso sull’opportunità di trattamento”.

In particolare il cuore è a rischio per chi è soggetto ad alterazioni tiroidee: un eccesso di ormoni determina un aumento del ritmo cardiaco. Sono molti gli studi recenti che confermano il legame tra tiroide e cuore: ipertensione, arterie ostruite, rischio di angina.

La Dottoressa Anna Maria Formenti, Specialista in Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, afferma: “Desideriamo attirare l’attenzione anche sul ruolo della tiroide nella fertilità femminile, in cui il ruolo della ghiandola è spesso sottovalutato. Questo porta talvolta ad un allungamento dei tempi della diagnosi di ipotiroidismo e a ricorrere a tecniche di fecondazione assistita che non sarebbero necessarie. I diversi disturbi tiroidei interessano una donna su 10 ma il 60% non è consapevole di avere un problema e quindi non riceve un trattamento adeguato”.

Inoltre il Professor Giustina conclude: “Uno studio italiano aveva quantificato nel 63,5% la prevalenza di sintomi depressivi nei pazienti con ipotiroidismo e osservato che la terapia sostitutiva non sempre è sufficiente a ottenere una totale remissione dei disturbi dell’umore. Disforia, ansia, irritabilità, labilità emotiva e compromissione della concentrazione costituiscono i classici sintomi neuropsichiatrici che si verificano nell’ipertiroidismo o nella tireotossicosi. Tuttavia, i pazienti anziani possono presentarsi in uno stato che imita un disturbo depressivo con apatia, letargia e pseudodemenza. Disturbi d’ansia sono stati riscontrati in circa il 60% dei pazienti ipertiroidei, mentre i disturbi depressivi si sono verificati nel 31-69%”.

 

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