Pap test: come si fa, quando farlo e risultati


Il pap test è una esame ginecologico, utile per prevenire possibili formazioni cancerose del collo dell’utero.  Si effettua cioè anche in donne sane, senza alcun segno di possibile malattia, per individuare precocemente tumori del collo dell’utero o alterazioni che col passare degli anni potrebbero diventarlo. La sua introduzione ha contribuito significativamente alla riduzione della mortalità per tumore del collo dell’utero (anche detto della cervice uterina) per cui andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.

L’esame si effettua nel corso di una normale visita ginecologica, in modo da prelevare un campione di muco vaginale per analizzarlo in laboratorio. È un esame a cui tutte le donne dovrebbero sottoporsi, pertanto è bene conoscere come e quando farlo e quali possono essere i risultati.

Il Pap test andrebbe eseguito regolarmente, ogni tre anni, da tutte le donne dopo l’inizio dell’attività sessuale o comunque a partire dai 25 anni di età.

L’unica controindicazione all’esecuzione dell’esame è la presenza di flusso mestruale, per cui sarebbe bene fissare l’appuntamento ad almeno tre giorni dalla fine delle mestruazioni e una settimana prima di quando si prevede possa subentrare il ciclo successivo.

Nei due giorni prima di un Pap test, meglio evitare deodoranti intimi e prodotti spermicidi, lavande, creme, gel, ovuli o schiume vaginali di qualunque tipo, a meno che siano stati prescritti dal medico, perché potrebbero eliminare o nascondere cellule anormali.

I risultati potrebbero venire alterati anche dai rapporti sessuali, da cui sarebbe meglio astenersi nei due giorni precedenti all’esame.

Il pap test non fa male, semmai si può avvertire un certo fastidio, più che altro legato all’inserimento dello speculum in vagina, ma è talmente veloce che si tratta solo di un leggero dolore temporaneo.

Il pap test si esegue nello studio del ginecologo, in non più di un quarto d’ora, senza alcuna particolare preparazione. Dopo aver fatto stendere la paziente sul lettino, il medico inserisce delicatamente in vagina un piccolo divaricatore, lo speculum, che permette di esaminare direttamente a occhio nudo il collo dell’utero.

A questo punto, si effettua il prelievo delle cellule della cervice, in due tempi: un primo prelievo consiste nella raccolta dalla parte esterna della cervice mediante una piccola spatola, e il secondo dall’interno della cervice con un apposito spazzolino. Il muco prelevato viene “strisciato” su un vetrino dal ginecologo stesso, e subito inviato al laboratorio di citodiagnostica per l’analisi.

Cosa rileva un pap test e come interpretare i suoi risultati?

Il pap test andato a buon fine è detto negativo: questo risultato indica infatti che non sono state rilevate lesioni pre-cancerose, né altre modifiche del tessuto uterino o processi infiammatori in atto, e neanche la presenza del Papilloma Virus. Pertanto, non sono necessarie ulteriori analisi e un ulteriore pap test sarà da rifare dopo altri tre anni.

A volte però, il pap test può risultare positivo, e quindi aver rilevato una o più piccole alterazioni cellulari, evidenziate da infiammazioni senza cellule atipiche, che di solito sono dovute ad una comune infezione della vagina o del collo dell’utero. Se vengono segnalate cellule squamose atipiche, significa che si è in presenza di una semplice infezione virale da debellare con appositi antibiotici.

Al contrario, se nel referto si parla di lesione squamosa intraepiteliale (SIL) vuol dire che vi è la probabilità, da verificare, di un’alterazione pre-cancerosa, ovvero di una lesione che potrebbe dare origine ad un carcinoma dell’utero se non curata subito. Infine, possono essere rilevate cellule che sono già maligne.

Qualora il ginecologo evidenziasse delle alterazioni nei risultati del pap test appena eseguito, il suo consiglio sarà quello di sottoporsi ad un ulteriore esame più approfondito, chiamato colposcopia. Questo permette di osservare, attraverso un microscopio particolare, la parte dell’utero che sporge dalla vagina, per localizzare esattamente le lesioni cancerose e permettere un piccolo prelievo di tessuti attraverso la biopsia.


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