Una ricerca realizzata da Amplifon in occasione della European Mobility Week, in corso dal 16 al 22 settembre, ha misurato l’inquinamento acustico  e il livello di decibel nelle strade di 20 città italiane. Il risultato? Gli italiani sono i più esposti in Europa al rumore del traffico (il 49,4% contro una media del 42,9%). La media che si registra nelle nostre città è di 82,2 decibel, un valore davvero preoccupante se si considera che vivere nelle zone dove il rumore del traffico supera i 60 dB è associato a un incremento dello della mortalità (4%), una probabilità di contrarre un ictus maggiore del 5%, e curiosamente un aumento dell’obesità. Inoltre, come è emerso dallo studio, il frastuono alimenta il nervosismo delle persone più esposte al rumore del traffico, può interferire con la comunicazione verbale, la concentrazione, il rendimento scolastico e lavorativo, provoca disturbi al sonno oltre a mettere a rischio la funzione uditiva.

Ad essere maggiormente sensibili agli effetti dell’ inquinamento acustico risultano le donne per lo più impiegate o insegnanti (32%) con una media di 47 anni. Ma tra i più esposti ci sono anche i pensionati (16%), freelance (13%) e casalinghe (11%).

La città più rumorosa è risultata Palermo, mentre le più silenziose Potenza, Bari e Catanzaro. Il limite indicato dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come soglia critica per evitare danni all’udito è di 90 dB.

Migliorare è possibile, ciò che suggeriscono gli esperti è di puntare sui mezzi di trasporto elettrici, sull’asfalto insonorizzante e su un incremento del verde pubblico per proteggere l’udito dei cittadini e far diventare più smart e a misura d’orecchio le città del futuro.

 

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