Autolesionismo: tagliarsi, bruciarsi o colpirsi per distrarsi da una sofferenza emotiva che non si riesce a gestire e sopportare. Questo fenomeno è in crescita anche in Italia, in particolare 1 adolescente su 7 vi incorre.

Secondo una ricerca dell’Università del Queensland il primo episodio di autolesionismo avviene a 15 anni, anche se molti iniziano a 17-18 anni. Sono davvero pochi i ragazzi che smettono di farlo, circa 3 su 4 continuano nel corso del tempo. Per il 20% dei giovani diventa una forte dipendenza, al pari di una droga.

Il presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia, Claudio Mencacci, ha rilevato che questo fenomeno in Italia è sempre più diffuso, 1 giovane su 7 ha compiuto questo atto almeno una volta nella vita.

Mencacci spiega: “Gli studi internazionali ci dicono che il fenomeno è diffuso nel 15% degli adolescenti è in aumento ed è collegato alla rabbia”. Lo psichiatra spiega che ci sono due tipi di autolesionismo, una suicidario e l’altra non suicidario. E’ possibile diagnosticarli in base al numero di volte in cui avviene l’azione autolesionista in un anno.

Concludendo Mencacci dice: “L’autolesionismo è una strategia di regolazione emotiva di fronte a ciò che viene vissuto come intollerabile e indesiderabile ferendosi la persona cerca di trasformare la sofferenza emotiva, che non sa gestire, in una sofferenza fisica che lo distrae, sentendosi così sollevato”.

Inoltre secondo lo studio australiano esistono pochi centri specializzati in terapie sull’autolesionismo, che molto spesso viene considerato come un sintomo e non come una malattia.

 

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